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Dove fare un road trip in Italia facendo tappe gastronomiche: Riscopri itinerari gourmet meno battuti

📅 29 Luglio 2026✍️ di Stefano Pellati⏱️ 5 min di lettura

Cerchi un viaggio su strada che profumi di forno a legna e vigne antiche? L’Italia meno battuta è una rete di provinciali che tagliano colline, borghi di pietra e mercati dove il banco del formaggio racconta più di mille brochure. Qui sotto trovi itinerari che ho amato da guida e accompagnatore: strade morbide, pause lente, piatti che meritano una deviazione. Funziona come quando scegli un film d’autore al posto del blockbuster: meno effetti speciali, più sostanza.

Val Trebbia e Val Nure, curve dolci e sapori piacentini

Parti da Piacenza e segui il Trebbia verso Bobbio, poi risali il Nure fino a Bettola. È un nastro d’asfalto che ti mette fame: colline curate, cascine, botteghe con insegne d’altri tempi. A tavola ordinerei i tortelli con la coda, salumi piacentini DOP (coppa, pancetta, salame), e un calice di Gutturnio o Malvasia di Candia aromatica.

A Bobbio, il Ponte Gobbo ti ricorda che le strade migliori non sono sempre dritte. Fermati nei piccoli caseifici: impari più in dieci minuti di chiacchiere con il mastro casaro che in un manuale. Se ti chiedi se valga la pena deviare dal tracciato principale, la risposta è sì: pranzi di trattoria, budget onesto, porzioni generose. Attenzione alle ore di chiusura pomeridiane: qui si rispetta la siesta.

Lunigiana segreta tra castagne e pievi di pietra

Tra Pontremoli e Fivizzano, la Lunigiana è un mosaico di castagneti, ponti medievali e pievi romaniche. Il menu parla un dialetto tutto suo: testaroli al pesto (cotti sulla piastra), panigacci caldi con salumi e formaggi, e la Farina di castagne della Lunigiana DOP che diventa frittelle e torte rustiche. È il regno delle strade secondarie: la velocità ideale? Quella che ti fa notare il forno che fuma dietro l’angolo.

Se ami i castelli, qui ne trovi una costellazione; se ami le camminate, la Via Francigena ti offre tratti facili tra borghi e mulini. Prenota la sera del sabato: posti piccoli, cucina casalinga, e chi arriva tardi resta fuori. Come quando entri in panetteria all’ora sbagliata: il profumo c’è, ma le teglie sono già vuote.

Irpinia interna: vigne antiche e cucine di montagna

Da Summonte a Montemarano, fino a Taurasi, l’Irpinia è una sinfonia di colline verdi. Le cantine di Taurasi DOCG sono pagine di storia del vino, mentre Greco di Tufo e Fiano di Avellino raccontano bianchi eleganti con un’anima decisa. In tavola arrivano cicatielli al ragù, caciocavallo alla brace e la Castagna di Montella IGP nelle stagioni giuste.

Le provinciali qui sono scenografiche: curve che aprono su vallate, campanili all’orizzonte. Se stai pensando “ma quanto tempo ci metto?”, ricorda che in Irpinia i chilometri contano meno dei minuti: strade tortuose, ma appaganti. Prenota le cantine con anticipo: la degustazione è spesso guidata e porta con sé racconti di famiglia. Il passaparola è oro: fatti consigliare dal bar del paese, di solito non sbaglia.

Monti Dauni: il lato inatteso della Puglia

Nord-ovest pugliese, confine con Campania e Molise: i Monti Dauni sono una parentesi fresca nella Puglia delle spiagge. Da Bovino a Troia, fino a Faeto e Orsara di Puglia, ti aspetta una cucina di montagna: prosciutto di Faeto, caciocavallo podolico, lampascioni sott’olio. Ad Orsara i forni a paglia raccontano la cottura lenta come una liturgia.

Paesaggi? Distese di grano, boschi, vento che pulisce lo sguardo. Ti chiedi dove dormire? Agriturismi e locande con due o tre stanze, spesso gestiti dalla stessa famiglia che ti serve a cena. Le domeniche di festa portano tavolate rumorose: se vuoi calma piatta, punta sui giorni infrasettimanali. La sera, l’aria si fa fresca anche d’estate: una giacca leggera salva il dopocena in piazza.

Barbagia, dove il pane canta

Cuore montano della Sardegna, tra Oliena, Orgosolo, Gavoi e Fonni. Qui il tempo si misura in infornate: il pane carasau diventa frattau con sugo e uovo, il pecorino Fiore Sardo DOP profuma di pascoli, il maialetto arrosto si fa con calma, senza scorciatoie. Un Cannonau di Oliena accompagna come un vecchio amico.

Le distanze possono ingannare: 40 chilometri in Barbagia non sono un’autostrada, sono una promessa di viste e soste. Funziona come quando prendi una strada sterrata per arrivare a una spiaggia segreta: serve pazienza, ma poi non torni indietro. Valuta una guida locale per scoprire forni di famiglia e laboratori di coltelli: sono mondi che si aprono solo bussando nel modo giusto.

Valli del Natisone: confine di sapori

A est di Udine, tra San Pietro al Natisone, Stregna e Drenchia, il confine è un racconto che cambia da una curva all’altra. A Cividale del Friuli, patrimonio UNESCO, l’aria profuma di storia longobarda e forni di pasticceria. Da provare la gubana ripiena di frutta secca e spezie, gli štruklji di tradizione slovena e, poco più in là verso i Colli Orientali, un calice di Ribolla Gialla o Schioppettino di Prepotto.

Le osterie sono piccole, i menu scritti a mano. Qui capisci che la frontiera è un ponte: parole che mescolano italiano e sloveno, ricette che si stringono la mano. L’itinerario dà il meglio in primavera e autunno: clima dolce e colline che si infiammano di colori. Ricorda che i lunedì molti locali riposano: programma la pausa pranzo di conseguenza.

Come pianificare: stagioni, ritmi, prenotazioni

Per un road trip gastronomico devi ragionare più da fornaio che da maratoneta. Scegli la stagione in cui il prodotto è al massimo: castagne in ottobre, formaggi d’alpeggio a fine primavera, maiali e salumi con l’aria fredda. Metti in agenda i mercati contadini del mattino: è lì che scovi indirizzi e orari veri, senza filtri.

Per orientarti tra sigle e qualità, punta alle denominazioni riconosciute: DOP e IGP sono una mappa affidabile, inquadrate dall’orizzonte di Denominazione di origine protetta. Non significa che il resto non valga, ma è un faro quando non conosci il territorio. Prenota trattorie e cantine con 24-48 ore di anticipo, soprattutto fuori stagione: in molti borghi si cucina quanto basta, non di più.

Errori da evitare (e come rimediare)

Primo: sottovalutare le distanze. In collina e montagna i minuti si allungano. Tieni margine tra una sosta e l’altra e considera la pennichella pomeridiana dei locali. Secondo: arrivare senza contanti. Molti piccoli produttori non accettano carte per importi minimi; qualche banconota ti apre porte e sorrisi.

Terzo: assaggiare tutto e guidare subito dopo. Organizza un’alternanza al volante o cerca alloggi a pochi minuti dalla cantina. Quarto: credere che l’indirizzo “più instagrammato” sia per forza il migliore. Chiedi alla tabaccheria o alla proloco: di solito ti mandano dove mangiano loro. E un’ultima dritta che ho imparato sui sentieri dell’Appennino: segui l’odore del pane alle 11 del mattino. Non tradisce mai.

Stefano Pellati

Dopo un’esperienza decennale come guida nei sentieri dell’Appennino tosco-emiliano, Stefano ha iniziato a scrivere delle sue esplorazioni nei borghi storici italiani. Ha lavorato come accompagnatore di gruppi in barca lungo la costa adriatica e oggi si dedica ai racconti di viaggio legati alle tradizioni locali.