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Itinerari tra arte urbana e murales in Italia: Percorsi nelle città meno convenzionali per foto originali

📅 24 Luglio 2026✍️ di ⏱️ 6 min di lettura

Da quindici anni torno a camminare nei borghi e lungo le nostre coste, ma quando voglio foto davvero originali cerco muri che parlano. L’arte urbana è un ottimo pretesto per entrare in quartieri meno battuti, muoversi piano e ascoltare le storie. In queste righe trovate itinerari facili da seguire e consigli pratici testati sul campo, dall’alba alle luci del tardo pomeriggio.

La Street art non è solo estetica: spesso è memoria, protesta, a volte pura poesia. E in molti casi diventa leva di Rigenerazione urbana. Il che significa fare attenzione, chiedere quando serve e rispettare chi vive quei luoghi ogni giorno.

Perché puntare su percorsi fuori rotta

Nei circuiti classici le inquadrature si ripetono. Nei quartieri decentrati, invece, cambia la luce, cambiano i rumori e si trovano pareti libere da folla. Mi è capitato di recente a Favara: una mattina di vento ha asciugato i colori dopo la pioggia e le texture dei muri sono esplose in foto senza dover attendere che passasse nessuno.

Inoltre, i percorsi meno convenzionali si attraversano a piedi in due ore, con soste in micro-botteghe dove assaggiare dolci locali e scambiare due parole: un vantaggio anche per chi viaggia con tempi lenti e vuole portare a casa scatti autentici.

Sei itinerari fotografici poco scontati

1) Civitacampomarano (CB) – Vicoli del CVTà Street Fest
Molise piccolo ma intenso. In primavera e in estate, il borgo si anima con interventi firmati che restano sui muri tutto l’anno. Il giro migliore parte dal Castello Angioino e scende tra vicoli stretti: luce morbida dalle 8 alle 10 e, nel pomeriggio, dopo le 17. Consiglio spassionato: scaricate la mappa del festival in anticipo, perché la rete in paese può essere ballerina. Un lettore mi ha chiesto come organizzarsi in mezza giornata: si fa, ma meglio scarpe con grip per le discese e una borraccia piena.

2) Dozza (BO) – Il borgo dipinto
Qui l’arte è letteralmente sulle facciate. Il percorso è circolare: dalla Rocca verso Via De Amicis, poi rientro per Via XX Settembre. La mattina presto le strade sono vuote e i colori pastello non bruciano in foto. Io preferisco un 35 mm per includere cornici e balconi senza distorsioni. Se avete tempo, deviate nella frazione Toscanella: ci sono murales di grandi dimensioni che lavorano bene con un 24 mm.

3) Sant’Angelo di Roccalvecce (VT) – Il Borgo delle Fiabe
Favole dipinte su case e magazzini rurali. Perfetto per chi viaggia in famiglia o cerca cromie vivaci. Il giro parte dalla piazza principale e si snoda per meno di due chilometri. Evitate l’ora di pranzo in estate: l’ombra è corta e le superfici lucide. Io scatto tra le 16 e il tramonto, quando i volti dei personaggi hanno volume.

4) Ponticelli, Napoli – Parco dei Murales
Quartiere di margine, umanissimo. Qui le facciate interne del Parco Merola ospitano opere monumentali. Si arriva comodamente con l’autobus dal centro. Portatevi rispetto e leggerezza: niente foto invadenti sui balconi, scatti rapidi e sorrisi. A me è capitato di scambiare due parole con un portiere che indicava l’angolo migliore per riprendere una scala dipinta: la collaborazione locale vale più di qualsiasi guida.

5) Favara (AG) – Farm Cultural Park
Un dedalo di cortili nel cuore della Sicilia, installazioni e murales che cambiano volto di stagione in stagione. L’accesso è semplice e i percorsi sono ben segnalati. Io qui lavoro spesso con luci continue tascabili al tramonto, solo per aprire le ombre senza alterare il mood. Dopo gli scatti, fermatevi per una granita artigianale: rigenera e allunga la sessione.

6) Cosenza – Lungocrati e BoCS Art
Lungo il fiume e nelle aree adiacenti alle residenze d’artista, trovate interventi murali e sottopassi pieni di texture. La luce rimbalza sull’acqua e crea riflessi interessanti; portate un filtro polarizzatore se volete tenere a bada i bagliori. In due ore si copre facilmente il tratto tra il ponte di San Francesco e l’area dei BoCS.

Strumenti, tempi e metodo sul campo

In questi percorsi vince il kit leggero. Io porto solo due lenti (24/35 mm e 50 mm), un panno in microfibra e una batteria di riserva. Le foto migliori, in strada, sono spesso le prime: arrivo, ascolto il quartiere, capisco da dove cade la luce e parto.

  • Mattina presto o tardo pomeriggio: ombre morbide, colori saturi.
  • Mappe offline: salvate le posizioni chiave e una via di fuga verso i mezzi pubblici.
  • Backup rapido: una volta rientrati, duplicate subito la scheda o caricate gli scatti in cloud.

Se piove? Non smetto. Le superfici bagnate accendono i colori. Un copri-zaino e un sacchetto per la fotocamera bastano a superare gli scrosci senza drammi.

Errore tipico e come evitarlo

L’errore più frequente è cercare il “muro famoso” e ignorare il contesto. Un murale isolato è una bella immagine; un murale con una porta, un gatto che passa, una bicicletta appoggiata racconta il quartiere.

  • Non incollatevi al muro: arretrate di due passi per includere cornici e segni della strada.
  • Evitate flash invadenti la sera: meglio alzare leggermente gli ISO e usare appoggi improvvisati (una panchina, un muretto).

Un altro passo falso: vestirsi come se si fosse invisibili. In piccoli centri ci si nota, e un saluto scioglie più nuvole di qualsiasi liberatoria.

Rispetto delle persone e delle opere

I murales sono di tutti, ma non tutto si può fotografare in ogni modo. Evitate di riprendere minori riconoscibili e citofoni con nomi leggibili. Se un residente vi chiede di non scattare verso una finestra, abbassate la macchina e cambiate angolo: non si perde una foto, si guadagna fiducia.

Sulle opere: niente contatti fisici, niente arrampicate e zero adesivi lasciati in giro “per firma”. Se scattate per lavoro, informatevi su eventuali diritti d’immagine dell’artista, specialmente per uso commerciale. Per alcuni festival, le pagine ufficiali indicano limiti e crediti da rispettare.

Logistica essenziale e piccole astuzie

Prima di partire, controllo due cose: i trasporti per rientrare e dove mangiare qualcosa di rapido ma locale. A Sant’Angelo di Roccalvecce, ad esempio, una focaccia presa in panetteria mi ha salvato un’ora di luce. A Catania, tra San Berillo e il centro, un cannolo mangiato al volo è il mio “premio di metà percorso”.

Per la luce, mi affido a una semplice regola: se l’intonaco è lucido, meglio lateralizzare la fonte (sole basso, ore d’oro). Se il muro è grezzo, posso spingere un po’ anche a mezzogiorno, cercando texture. E quando il cielo è coperto, cerco i colori primari: rosso e giallo reggono senza il sole.

Infine, una buona pratica che consiglio sempre: parlate con chi abita lì. Un signore al Ponticelli mi ha indicato una parete appena ridipinta: ho rifatto il giro e ho portato a casa l’immagine più pulita della giornata. Sono minuti spesi bene, che fanno la differenza in galleria e, soprattutto, nella memoria di viaggio.

Questi itinerari sono pensati per chi vuole muoversi senza ansie. Prendete appunti, entrate piano, lasciate il posto come l’avete trovato. Le foto arriveranno di conseguenza, insieme all’unica cosa che non si compra: il tempo speso bene sul campo.

Silvia Martelloni

Silvia esplora le coste e i borghi d’Italia da oltre 15 anni, coltivando una passione per viaggi rilassanti e immersivi. Dopo un viaggio in solitaria lungo la costa Amalfitana, ha iniziato a raccontare esperienze e curiosità sui piccoli villaggi meno conosciuti. Golosa di cucina locale, scrive delle tradizioni culinarie scoperte in ogni sua meta.