HomeAlloggi › L’upgrade in hotel è quasi sempre gratuito, ma non è garantito
Alloggi

L’upgrade in hotel è quasi sempre gratuito, ma non è garantito

📅 30 Agosto 2026✍️ di Stefano Pellati⏱️ 5 min di lettura

Quante volte, arrivando in hotel dopo un lungo viaggio, ti sei chiesto se quel bellissimo scatto che avevi visto sul sito internet della struttura fosse davvero quello che stavi per occupare? La realtà degli upgrade in albergo è affascinante: è quasi sempre possibile ottenere una camera migliore rispetto a quella prenotata, ma non è una cosa garantita. Funziona come quando entri in un ristorante con una prenotazione per un tavolo al bancone, ma se arriva una coppia prima di te al tavolo della finestra, beh, quel tavolo non è più disponibile per te. Gli hotel funzionano esattamente così.

Nel corso di più di dieci anni di esplorazioni e pernottamenti nei borghi storici italiani, ho imparato a leggere i segni invisibili che separano chi avrà fortuna da chi no. Non è magia, è strategia, timing e un pizzico di quella conoscenza non scritta che gli addetti ai lavori cercano di non rendere pubblica.

L’upgrade è davvero gratuito?

Sì e no. Ecco la risposta che nessuno vuole darti in modo diretto. L’upgrade è gratuito quando la struttura decide che lo merita. Non esiste una legge scritta, uno Standard di qualità dei servizi alberghieri, una norma che obblighi l’hotel a offrire una camera superiore gratis a chi prenota una singola. È una pratica commerciale, un gesto di cortesia, una strategia di fidelizzazione. L’hotel lo fa perché vuole che torni, perché ha camere libere in categoria superiore, perché il direttore di turno è di buon umore.

Quando prenoti una camera doppia standard e arrivi a mezzanotte in una struttura semivuota, probabilmente avrai un’upgrade verso una junior suite. Ma se arrivi alle tre del pomeriggio in alta stagione? Non ci sperare nemmeno.

La situazione cambia radicalmente se stiamo parlando di upgrade a pagamento. In questo caso, l’hotel ti propone di salire di categoria versando una somma aggiuntiva. Qui il contratto è trasparente: paghi, cambi stanza. Niente di nascosto, niente di incerto. È una transazione commerciale vera e propria.

Quando e perché gli hotel regalano upgrade

Durante i miei anni come accompagnatore di gruppi in barca lungo la costa adriatica, mi è capitato diverse volte di ricevere upgrade improvvisi. Ho imparato a riconoscere i pattern, i momenti magici quando la fortuna batte alla porta.

La prima situazione è il tardo arrivo. Se arrivi dopo le otto di sera e la struttura non è completamente occupata, le camere di categoria superiore sono considerate perse dalle loro prospettive di vendita. È meglio che una camera deluxe sia occupata da te gratuitamente piuttosto che rimanga vuota. Gli hotel ragionano così: il costo aggiuntivo per te è inesistente, mentre la percezione di valore per il cliente aumenta esponenzialmente.

La seconda situazione è quella della struttura con bassa occupazione. Se visiti un hotel in bassa stagione, in un mercoledì di novembre, quando le camere sono poche occupate, l’upgrade è una pratica quasi sistematica. Serve a rendere il soggiorno memorabile, a spingere il cliente a lasciare una recensione positiva, a tornare quando i prezzi sono normali.

La terza è il Loyalty program|programma fedeltà. Se sei membro di una catena alberghiera, se accumuli notti, se hai uno status preferenziale, l’upgrade diventa una promessa, quasi un diritto. Non è garantito al cento per cento, ma è decisamente probabile. La struttura vuole proteggerti dai complimenti della concorrenza.

C’è anche il fattore umano. Se arrivi da una prenotazione effettuata direttamente con l’hotel, magari con una telefonata personale, se il ricevimento ti conosce, se hai una storia con quella struttura, la possibilità di ricevere un upgrade aumenta. Gli hotel prediligono i clienti che li contattano direttamente rispetto a quelli che arrivano da piattaforme di booking anonime.

Cosa non garantisce l’upgrade

Contrariamente a quello che molti credono, il prezzo pagato non è un indicatore affidabile. Chi paga una camera a cinquanta euro non ha meno diritto di chi la paga a cento, almeno per quanto riguarda gli upgrade gratuiti. Anzi, talvolta coloro che hanno pagato di più si sentono delusi quando scoprono che non c’è margine per salire ancora.

Neanche il numero di stelle della struttura è determinante. Un quattro stelle non regala upgrade più facilmente di un tre stelle. Dipende dal management, dalla filosofia della struttura, dalla situazione del momento.

E contrariamente a quello che leggi nei blog di viaggio, il tuo sorriso al ricevimento non è una formula magica. Sì, essere educati aiuta, ma non è il motore principale. La gentilezza è il minimo sindacale, non è una moneta di scambio.

Come aumentare effettivamente le tue probabilità

Se vuoi massimizzare le possibilità di ricevere un upgrade gratuito, devi giocare d’anticipo. Contatta direttamente l’hotel settimane prima dell’arrivo, non tramite intermediari. Spiega il motivo del tuo soggiorno, che sia una luna di miele, un compleanno, un anniversario. Gli hotel amano le storie.

Scegli di arrivare in orari inconsueti. Il primo pomeriggio è peggio, la prima serata è migliore. Se hai flessibilità, comunica un orario di arrivo tardivo: aumenterai le tue chance di trovare una sorpresa in camera.

Valuta di prenotare direttamente dal sito ufficiale della struttura, non da piattaforme di terze parti. Questo almeno consente al ricevimento di avere accesso al tuo profilo e alla tua storia di cliente, se ce n’è una.

Rimani realistico. Un upgrade significa salire di una categoria, non trasformare una camera singola in una suite presidenziale. E se non accade, ricorda che la camera che ti era stata promessa è quella che avrai comunque. Non è un fallimento, è semplicemente il contratto che hai sottoscritto.

Dopo anni di soggiorni in strutture diverse, ho capito che l’upgrade gratuito è un regalo, non un diritto. E i veri regali sono sempre più dolci quando meno te li aspetti.

Stefano Pellati

Dopo un’esperienza decennale come guida nei sentieri dell’Appennino tosco-emiliano, Stefano ha iniziato a scrivere delle sue esplorazioni nei borghi storici italiani. Ha lavorato come accompagnatore di gruppi in barca lungo la costa adriatica e oggi si dedica ai racconti di viaggio legati alle tradizioni locali.