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Borghi particolari da visitare sulle Dolomiti: Scopri angoli nascosti e panorami mozzafiato

📅 20 Luglio 2026✍️ di ⏱️ 5 min di lettura

Con l’arrivo dell’estate e dei primi weekend lunghi, sempre più viaggiatori cercano mete autentiche dove ritrovare silenzio, natura e cultura. In questo reportage proponiamo una selezione di borghi particolari tra Trentino-Alto Adige e Veneto, sulle Dolomiti, pensata per chi ama camminare, fotografare e fermarsi a parlare con chi abita la montagna. L’obiettivo: capire dove andare, quando conviene e perché questi paesi meritano la deviazione, con consigli pratici per muoversi senza fretta.

Perché scegliere i piccoli paesi tra le cime

Le Dolomiti sono un magnete per chi ama l’alta quota, ma i centri più noti rischiano di essere affollati nei mesi caldi. I borghi minori offrono un ritmo diverso: case in legno, antichi fienili, campanili che suonano a ore regolari e una rete di sentieri che parte spesso direttamente dalle piazzette. Sono luoghi che custodiscono culture vive – ladina, veneta, trentina – e un paesaggio riconosciuto da UNESCO.

«Il segreto è arrivare presto, camminare con passo regolare e fermarsi nei masi o nelle osterie di paese: lì capisci davvero la montagna», racconta una guida ambientale del territorio. È un approccio che condivido: dopo la Via Francigena tra Toscana e Lazio, cerco sempre il passo lento anche in quota, dove le salite sono brevi ma continue e i racconti si raccolgono davanti a una minestra d’orzo o a un tagliere di formaggi.

Longiarù (Val Badia): mulini, viles e Odle a portata di passo

Piccolo nucleo ladino nel comune di San Martino in Badia, Longiarù – Campill in ladino – è la porta della Val di Morins, un vallone costellato di mulini ad acqua restaurati. L’itinerario ad anello, facile e ben segnalato, è adatto anche alle famiglie: si cammina lungo il rio tra prati e fienili, fino a incrociare i “viles”, i gruppi di masi tradizionali che raccontano secoli di vita alpina.

Alle spalle, l’orizzonte si alza verso Puez-Odle; nelle giornate limpide le creste sembrano sospese. In paese, piccoli masi offrono formaggi freschi e pane di segale; la sera, un ritorno lento lungo la strada bianca regala gli ultimi contrasti di luce sulle Odle.

Sottoguda (Rocca Pietore): alle porte della Marmolada

Nell’Agordino, Sottoguda è un borgo raccolto tra fucine e portici in legno. È il punto di accesso ai Serrai, la gola incisa tra pareti che conducono verso la Marmolada. Dopo i danni della tempesta Vaia, il percorso è stato in parte riaperto con tratti regolamentati: informatevi sugli orari e sulle modalità di visita per vivere l’esperienza in sicurezza.

Camminando tra i vicoli si incontrano artigiani del ferro battuto e piccole locande. D’estate, al mattino presto, la luce filtra radente sulla gola; al tramonto, la conca di Rocca Pietore si fa silenziosa e invita alla contemplazione.

Cibiana di Cadore: il paese dei murales e il “museo tra le nuvole”

Frazioni diffuse, tetti in scandole e strade ripide: Cibiana racconta il Cadore con decine di murales che decorano facciate e fienili, memoria di mestieri e stagioni. Basta una mappa reperibile in paese per un anello urbano ricco di soste fotografiche e scorci sulle cime del Pelmo.

In estate una navetta porta al Monte Rite, dove il museo di Reinhold Messner ospita una collezione dedicata all’esplorazione delle Alpi. Da lassù, l’anfiteatro dolomitico si legge come un libro geologico aperto.

Mezzano di Primiero: legno, fontane e un’arte a cielo aperto

Ai piedi delle Pale, Mezzano sorprende con “Cataste e Canzei”, installazioni di legna impilate con cura e poesia tra androni e corti. Il percorso si snoda in un dedalo di vicoli, tra orti, fontane e segni di vita contadina. Qui lo sguardo scivola continuamente tra il dettaglio domestico e lo sfondo delle Dolomiti di Primiero.

Per una pausa di gusto, provate la tosèla, formaggio fresco che si gusta scottato in padella, e una zuppa d’orzo fumante. Dalla piazza partono sentieri che collegano le frazioni, ideali per una passeggiata serale quando la roccia si tinge di rosa.

San Lorenzo in Banale: porte del Brenta e sapori contadini

Oggi comune di San Lorenzo Dorsino, a ridosso delle Dolomiti di Brenta, questo borgo è un mosaico di case in pietra, ballatoi e stalle a volta. Le vie portano verso la Val d’Ambiez, corridoio naturale che accompagna l’occhio sulle verticalità del Brenta.

La cucina locale conserva la “ciuìga”, salume tradizionale recuperato grazie a una filiera attenta. In tardo pomeriggio, la luce plana sui campi e gli odori di fieno ricordano che qui la montagna è prima di tutto lavoro e misura del tempo.

Quando andare, come arrivare e come muoversi

La mezza stagione – da fine maggio a giugno e da settembre a inizio ottobre – è l’alleata migliore: clima stabile, fioriture o foliage e affluenza contenuta. Luglio e agosto sono perfetti per l’alta quota, ma nei borghi conviene partire presto o programmare le visite nel tardo pomeriggio.

Arrivare senza auto è possibile: treni fino a Trento, Bolzano o Belluno e poi autobus di valle; molte strutture offrono guest card con corse incluse e sconti su impianti. A piedi, con bastoncini e una carta escursionistica, si raggiungono facili punti panoramici direttamente dai centri storici. L’e-bike amplia il raggio senza stress: informatevi su colonnine e noleggi di paese.

Consigli pratici e sostenibilità

Abbigliamento a strati, mantella leggera e scarponcini con grip: anche le passeggiate brevi possono avere fondi umidi. In quota, il meteo cambia in fretta: consultate i bollettini e portate sempre acqua e uno snack energetico. Per il pranzo, preferite malghe e rifugi: è un modo concreto di sostenere l’economia locale.

Camminare rispettando la segnaletica, riportare a valle i rifiuti e scegliere il mezzo pubblico quando possibile sono gesti semplici di Turismo sostenibile. Evitate di uscire dai sentieri per non calpestare i prati falciati e non disturbate gli animali al pascolo: il paesaggio che ammiriamo è il risultato di un equilibrio delicato, fatto di lavoro agricolo, bosco e roccia.

Un itinerario per chi ama il passo lento

Questi borghi non chiedono di “fare tutto”, ma di scegliere un sentiero, una stalla aperta, un muretto dove sedersi a guardare il cambio della luce. È un invito a rallentare il ritmo: partire a piedi dal centro, scoprire una cappella di legno, salutare chi rientra dai campi. Così, tra mulini ad acqua, gole scolpite e piazzette ombrose, la montagna rivela il suo volto più vero.

Nicola Vassalli

Nicola è un appassionato di cammini lenti e vie storiche: ha percorso a piedi la Via Francigena dalla Toscana fino al Lazio, raccogliendo esperienze e incontri lungo la strada. Scrive dei migliori sentieri italiani, consigliando tappe, accoglienze tipiche e panorami meno noti alla maggior parte dei turisti.