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Itinerario di trekking tra le meraviglie delle Dolomiti Friulane: Percorsi poco frequentati e panorami gratis

📅 20 Luglio 2026✍️ di ⏱️ 6 min di lettura

Le Dolomiti Friulane offrono un ambiente di alta montagna selvaggio e poco antropizzato, dove la rete sentieristica è fitta ma mai invasiva. L’itinerario proposto privilegia tracce meno battute e punti di osservazione gratuiti e accessibili, nel senso letterale di paesaggi che non richiedono impianti o pedaggi. È un percorso pensato per chi conosce l’escursionismo di media e lunga distanza e desidera misurarsi con valloni silenziosi, forcelle ventose e rifugi essenziali, con un approccio metodico alla sicurezza e al rispetto del territorio.

Inquadramento territoriale e periodo migliore

L’area di riferimento coincide con il Parco naturale delle Dolomiti Friulane, tra Forni di Sopra (UD) e Cimolais (PN). La geologia è dominata da calcari e dolomie, con canaloni detritici, cenge e forre che condizionano tracciati e tempi di marcia. Le quote interessate variano dai 900 metri del fondovalle ai 2.000–2.100 metri delle forcelle principali. L’orografia impone salite decise e discese su ghiaioni mobili, soprattutto nei passaggi di valico.

Il periodo consigliato va da fine giugno a fine settembre, quando l’innevamento residuo è minimo e i rifugi sono generalmente aperti. Le mezze stagioni possono offrire maggiore visibilità e minori flussi, ma richiedono valutazione puntuale di innevamento, stabilità dei versanti e ore di luce. Il microclima della Val Cimoliana e dei valloni laterali può generare temporali pomeridiani rapidi: partenza mattutina, piani B e margini orari sono prassi operative raccomandate.

Itinerario in 3 giorni: dati tecnici e tappe

Il tracciato suggerito è una traversata da Forni di Sopra a Cimolais con due pernottamenti in quota. La difficoltà è classificata con la scala del Club Alpino Italiano: E (Escursionisti) quando il terreno è sentiero evidente con pendenze moderate; EE (Escursionisti Esperti) in presenza di tratti ripidi, detritici, con passaggi esposti brevi o fondo instabile.

Tappa Km Dislivello + / – Quota max Tempo Difficoltà CAI
1) Forni di Sopra – Rifugio Giaf – Casera Val Binon 13 +1.200 m / -400 m 2.043 m (Forcella Scodavacca) 6–7 h E fino al rifugio; EE in forcella
2) Casera Val Binon – Forcella Urtisiel – Rifugio Pordenone 11 +450 m / -950 m 1.970 m (Forcella Urtisiel) 5–6 h E–EE
3) Rifugio Pordenone – Val Cimoliana – Cimolais 10–12 +0 m / -600 m 1.249 m (partenza) 3–4 h E

Tappa 1: Forni di Sopra – Rifugio Giaf – Casera Val Binon

Partenza da Forni di Sopra (circa 900 m). Il primo segmento sale regolare al Rifugio Giaf (ca. 1.400 m) su sentiero segnalato CAI e bollatura bianco-rossa. Qui si affronta il tratto più tecnico del giorno: la Forcella Scodavacca (2.043 m), con pendenze sostenute e fondo detritico. La discesa verso la Val di Brica richiede passo fermo, soprattutto in presenza di materiale instabile. Si raggiunge la Casera Val Binon (ca. 1.730 m), punto tappa tranquillo e strategico sul margine di un altipiano erboso.

Tappa 2: Casera Val Binon – Forcella Urtisiel – Rifugio Pordenone

Una salita progressiva porta alla Forcella Urtisiel (ca. 1.970 m), valico poco frequentato che apre scorci su canaloni nord e versanti prativi. La lunga discesa nella Val Cimoliana alterna tratti di sentiero inciso a ghiaioni, fino al Rifugio Pordenone (1.249 m), base ideale per esplorazioni pomeridiane leggere o per riposo. Attenzione a eventuali depositi di materiale mobilizzato dopo piogge intense: il terreno può cambiare rapidamente da stagione a stagione.

Tappa 3: Rifugio Pordenone – Val Cimoliana – Cimolais

Giornata di rientro scorrevole lungo la Val Cimoliana fino a Cimolais (ca. 650 m), su pista e sentiero di fondovalle. In alta stagione è spesso attiva una navetta comunale che riduce i chilometri su strada sterrata; informazioni aggiornate presso l’ufficio turistico locale. In alternativa, chi desidera aumentare il carico tecnico può dedicare la mattina alla salita verso la conca del Campanile di Val Montanaia (Bivacco Perugini ca. 2.060 m): aggiungere 8 km a/r e +800 m, difficoltà EE per pendenze e tratti su roccette.

Varianti e punti panoramici poco frequentati

La dorsale di Forcella Urtisiel permette una deviazione breve su un costone erboso laterale, privo di esposizione, che offre una vista frontale sui Monfalconi. Si consiglia solo con meteo stabile e visibilità buona. Un’altra variante, dalla Val di Brica, porta a una selletta secondaria senza nome riportata sulle carte 1:25.000: il guadagno panoramico è significativo, ma il sentiero è meno marcato e richiede capacità di navigazione con bussola o traccia GPS.

Chi cerca assenza quasi totale di frequentazione può valutare l’anello locale attorno alla Casera Val Binon, toccando vecchie tracce di malga e rientrando per prativi superiori. Sono percorsi non segnati in modo continuo: validi solo per escursionisti con esperienza di orientamento su terreno aperto e lettura del paesaggio.

Sicurezza, difficoltà e tutela ambientale

La classificazione E/EE utilizzata fa riferimento agli standard del Club Alpino Italiano. Il tratto chiave è la Forcella Scodavacca, dove l’angolo di pendenza e il fondo detritico impongono progressione a passi corti e carico baricentrato. Bastoncini telescopici con rondella estiva e scarponi con suola scolpita (indice di aderenza adeguato su calcare asciutto) migliorano stabilità e frenata. In presenza di piogge o nevai residui, piccole chiazze di neve dura possono comparire nelle ombre di forcella: valutare l’uso di ramponcini se la compattezza lo richiede.

Copertura cellulare discontinua: registrare i numeri d’emergenza (112) e comunicare l’itinerario a un referente. Il meteo, specie nel pomeriggio, può peggiorare rapidamente: consultare i bollettini nivometeorologici regionali e impostare orari di rientro conservativi. L’acqua è disponibile a rifugi e alcune sorgenti puntuali in quota; filtrazione o trattamento con pastiglie è buona prassi in assenza di potabilità certificata.

Il territorio rientra nella Rete Natura 2000: l’impatto basso è un requisito, non un optional. Il Regolamento del Parco vieta accendere fuochi, lasciare rifiuti e campeggiare libero; il bivacco è tollerato solo in casi d’emergenza o ove espressamente previsto in strutture fisse. Cani sempre al guinzaglio; evitabile l’accesso ai giorni di massima calura per tutela della fauna. Restare sui sentieri segnati riduce erosione e disturbo.

Logistica, cartografia e attrezzatura

Accessi principali: Forni di Sopra (parcheggi in località Andrazza e imbocchi sentieri per Rifugio Giaf) e Cimolais, con strada della Val Cimoliana soggetta a regolamentazioni stagionali. Verificare eventuali chiusure post-evento meteo. Collegamenti in bus esistono ma sono ridotti: in alta stagione possono esserci navette locali lungo la Val Cimoliana.

Cartografia consigliata: carte escursionistiche in scala 1:25.000 del Parco naturale delle Dolomiti Friulane (editori Tabacco o Kompass), tracce GPS affidabili come supporto ma non sostitutive. Altimetro barometrico e bussola rimangono strumenti chiave in valloni dove il segnale GPS può degradare.

Equipaggiamento minimo: scarponi alti con suola tassellata, bastoncini, guscio impermeabile 2,5–3 strati, strato termico leggero, cappello e occhiali UV, kit primo soccorso essenziale, coperta termica, frontale con batterie di ricambio, scorta idrica 1,5–2 litri integrabile ai rifugi, alimenti ad alta densità calorica. Pernotto: sacco lenzuolo per rifugi. Inizio cammino all’alba nei mesi più caldi ottimizza termica e stabilità dei versanti, oltre a garantire silenzio e vedute libere.

Questo itinerario privilegia tempi lenti, osservazione e rispetto delle regole locali. Chi vi si avvicina con metodo troverà valloni appartati, punti di vista limpidi e una rete di strutture essenziali ma accoglienti: la combinazione ideale per chi cerca sentieri poco frequentati e panorami realmente accessibili.

Federica Note

Federica ha riscoperto l’Italia durante un anno sabbatico, decidendo di attraversarla zaino in spalla. Ha dormito in trulli, navigato sulle Alpi Apuane, perso il conto delle sagre visitate. Racconta storie di viaggio lente, esperienze autentiche e percorsi alternativi, incoraggiando tutti a esplorare il proprio Paese.