HomeItinerari › Scilla e Cariddi sono in Calabria e Sicilia: dove vederle oggi
Itinerari

Scilla e Cariddi sono in Calabria e Sicilia: dove vederle oggi

📅 31 Agosto 2026✍️ di Stefano Pellati⏱️ 6 min di lettura

Scilla e Cariddi non sono soltanto due mostri della fantasia antica: esistono in un luogo reale, vivo, dove l’acqua corre come in una grande arteria. Se cerchi un viaggio che unisca mito e geografia, questo è il tuo stretto perfetto. Dopo anni a guidare gruppi tra crinali appenninici e borghi marinari, l’ho imparato: certe storie prendono corpo solo quando le vedi da vicino, con il vento addosso e la luce che cambia a ogni ora.

Dove sono davvero Scilla e Cariddi

Il palcoscenico è lo Stretto di Messina, la lama d’acqua che separa Calabria e Sicilia. Sulla sponda continentale, Scilla è un borgo appoggiato alla roccia, con il castello a guardia e le case dei pescatori a filo d’onda. Di fronte, sulla punta estrema della Sicilia, Cariddi è associata a Torre Faro e Capo Peloro, il triangolo sabbioso dove il Tirreno e lo Ionio si stringono la mano.

Nell’immaginario omerico, Scilla ghermiva i marinai da un antro roccioso, mentre Cariddi inghiottiva le navi in un gorgo. Oggi quei “mostri” sono la traduzione poetica di un fenomeno naturale: correnti veloci, salti di densità, onde stazionarie e mulinelli che nascono quando masse d’acqua con temperature e salinità diverse si incontrano in un corridoio stretto.

Ti chiederai: ma si vedono davvero? Sì, nei giorni giusti puoi scorgere vortici ben disegnati, strisce d’acqua lucida che corrono come nastri e improvvise onde increspate anche con poco vento. E se ti capita di ascoltare i pescatori, sentirai nomi locali per ogni “umore” del mare.

Quando osservare i vortici e perché si formano

Per capire quando andare, basta tradurre la teoria in pratica. Qui le Correnti di marea lavorano come un orologio: sei ore a salire, sei a scendere. Quando la differenza di livello tra Tirreno e Ionio è massima, la portata accelera, e con lei i mulinelli.

Funziona come quando apri il rubinetto: se il getto è forte e il collo della bottiglia è stretto, l’acqua turbolenta sfrigola e fa bolle. Nello Stretto succede qualcosa di simile, ma in grande. I momenti migliori? Attorno alle sizigie, cioè un paio di giorni prima e dopo luna nuova e luna piena. All’alba e al tramonto la luce radente disegna meglio i contrasti sulla superficie.

La stagione gioca la sua parte. In primavera e in inizio estate l’acqua è spesso più limpida e la differenza tra i due mari risalta. In giornate con vento teso contrario al verso della corrente, i “riccioli” d’acqua diventano più evidenti. Se vuoi portare via un ricordo nitido, controlla le tabelle di marea e, soprattutto, parla con i pescatori locali: sanno leggere il mare come un calendario.

I migliori punti di osservazione a terra

Lato Calabria, il belvedere di Piazza San Rocco a Scilla ti mette il quadro davanti: sotto il castello Ruffo vedi i flussi che corrono obliqui verso le secche. Dalla passeggiata di Marina Grande percepisci bene il “taglio” delle correnti, specie nelle ore centrali del mattino. Nel quartiere di Chianalea, se ti sporgi dai piccoli moli tra le case sull’acqua, l’effetto lente di certe scie braccia a portata di mano impressiona.

Vuoi un punto meno affollato? Punta Pacì, a est di Scilla, offre una vista larga sul canale, utile per fotografare la trama dei movimenti sull’acqua senza ostacoli. Porta un teleobiettivo moderato: non serve rincorrere i dettagli, è la geometria dei flussi che racconta la scena.

Lato Sicilia, raggiungi Torre Faro: il piazzale vicino al vecchio pilone elettrostatico è un balcone naturale sulle accelerazioni della corrente. A Capo Peloro, il cordone sabbioso che separa i laghi di Ganzirri dal mare crea un gioco di colori che aiuta a leggere i gradienti d’acqua. Lungo la passerella dei laghi, nelle ore calme, si notano bene i “tagli” tra acque di diversa limpidezza trascinate dal verso della marea.

Come arrivare? In treno puoi fermarti a Scilla o a Villa San Giovanni e proseguire in bus locale o a piedi se ami camminare con vista mare. Dal lato siciliano, Messina è ben collegata e da qui partono bus frequenti per Torre Faro. In estate valuta orari mattutini per evitare caldo e traffico, e ricorda che nei weekend i belvedere sono gettonati.

Esperienze in barca nello Stretto

Se preferisci “leggere” la corrente dal livello dell’acqua, valuta un’uscita in barca. Le storiche feluche per la pesca al pescespada, con il lungo pennone e la passerella sospesa, offrono a volte uscite didattiche tra maggio e agosto. È come salire su un balcone mobile: vedi i mulinelli aprirsi e chiudersi sotto la chiglia.

Alcuni operatori a Scilla, Villa San Giovanni e Messina propongono mini-crociere di 1-2 ore. I comandanti pianificano le rotte in base alla marea, così da intercettare le zone più dinamiche e, se il mare collabora, le celebri “spaccate” dell’acqua. Un consiglio di guida: cappellino, crema solare e scarpe con suola aderente. E fidati delle istruzioni a bordo, perché il mare qui cambia umore in fretta.

Il Viaggio di Ulisse in Italia: altre tappe da cercare

Scilla e Cariddi sono la porta del nostro itinerario omerico, ma non l’unica tappa. A nord di Catania, i Faraglioni dei Ciclopi ad Aci Trezza evocano i massi scagliati da Polifemo: un paesaggio lavico che fa capire, meglio di mille libri, quanto il mito nasca da ciò che vedi. Più a ovest, l’Etna incornicia il racconto con la sua presenza costante.

Le Isole Eolie, con Lipari e soprattutto Stromboli, sono collegate alla leggenda di Eolo, signore dei venti. Qui il mare è una tavolozza di blu profondi e la geologia è un manuale aperto: fumarole, colate antiche, spiagge nere. Navigare tra queste isole è come sfogliare capitoli diversi della stessa storia.

Tra Sorrento e Positano, l’arcipelago de Li Galli è spesso indicato come sede delle Sirene. Non serve vederle per sentirsi chiamare: bassi fondali turchesi, scogli levigati e una scenografia da opera. Più a nord, il promontorio del Circeo domina il Tirreno come un profilo addormentato: da San Felice Circeo a Sperlonga, le grotte carsiche e il museo della Villa di Tiberio aggiungono indizi al mito di Circe.

Se ti incuriosisce la voce più “iniziatica” del viaggio, guarda verso i Campi Flegrei. Il Lago d’Averno, antica porta degli inferi per i Romani, regala al tramonto un’atmosfera sospesa. Non è Omero in senso stretto, ma ti aiuta a capire perché l’Italia sia una mappa aperta dove mito e paesaggio si danno del tu.

Alla fine, il filo rosso è semplice: l’Odissea è un atlante di domande. E noi, viaggiatori moderni, le attraversiamo con gli strumenti di oggi. Uno smartphone per leggere le maree, un bus per spostarci tra due sponde, e la stessa voglia di Ulisse di ficcare il naso oltre l’angolo. Ti va di provarci? Lo Stretto ti aspetta nei suoi giorni migliori, quando i vortici si accendono e il mito torna a galla come un pesce argento al sole.

Stefano Pellati

Dopo un’esperienza decennale come guida nei sentieri dell’Appennino tosco-emiliano, Stefano ha iniziato a scrivere delle sue esplorazioni nei borghi storici italiani. Ha lavorato come accompagnatore di gruppi in barca lungo la costa adriatica e oggi si dedica ai racconti di viaggio legati alle tradizioni locali.