HomeDestinazioni › Soste gastronomiche nei borghi delle Dolomiti: i piatti ladini da non perdere
Destinazioni

Soste gastronomiche nei borghi delle Dolomiti: i piatti ladini da non perdere

📅 15 Agosto 2026✍️ di Nicola Vassalli⏱️ 5 min di lettura

Chi viaggia in cerca di sapori autentici, cosa può assaggiare e dove, quando è meglio partire e perché proprio ora? Con l’estate alle porte e l’autunno alle spalle dei grandi eventi di montagna, i borghi ladini delle Dolomiti offrono soste gastronomiche che raccontano identità e paesaggi: da Val Badia a Gardena, da Fassa ad Ampezzo, un mosaico di ricette povere e memorabili, nate per sostenere il passo di pastori e viandanti. Per chi, come me, ha imparato il ritmo del cammino lungo la Via Francigena, qui il gusto si scopre lentamente, un boccone alla volta.

Queste montagne, Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO, custodiscono nelle cucine di case, masi e rifugi una tradizione capace di rinnovarsi senza perdere radici. E il ritorno alle filiere corte degli ultimi mesi rende più facile incontrare produttori e cuoche di valle, racconti e ricette alla mano.

Ladinia di sapori: cosa ordinare

Il primo nome da segnare è casunziei (o cajinci): mezzalune ripiene, celebri all’ampezzana con barbabietola, burro fuso e semi di papavero. In Val di Fassa cambiano ripieni e condimenti, ma resta la delicatezza dell’impasto sottile e la mano paziente che lo chiude.

Vengono poi i bales (balotes), i canederli ladini: pane raffermo, speck, erbe di malga o formaggio, cotti in brodo o al burro, piatto robusto e profumato. A tavola arriva spesso con crauti o insalata di campo, a segnare la stagione.

La panicia è la zuppa d’orzo che scalda rifugi e case: orzo perlato, verdure, talvolta pancetta o osso di prosciutto a dare profondità, servita fumante nelle scodelle di legno. È la misura della sobrietà che nutre, perfetta dopo una tappa in quota.

Le tutres (o turtres) sono frittelle sottili ripiene, spesso di ricotta ed erbe, patate o crauti: croccanti, dorate, irresistibili con una birra artigianale locale. In dolce, cercate le fortaes (strauben): spirali fritte leggere, zucchero a velo e marmellata di mirtilli rossi.

Tra i formaggi, il Puzzone di Moena DOP racconta pascoli e fienili, esempio di tutela e qualità garantita dalla Denominazione di origine protetta. Ottimo l’abbinamento con pane di segale e miele di rododendro; non mancano salumi affumicati di valle e burro di malga lavorato a mano.

Borghi tappa per tappa

In Val Badia, San Cassiano e La Val sono porte d’ingresso ideali. Le osterie di paese propongono panicia e tutres con erbe raccolte sui prati, mentre nei masi si assaggia il latte appena munto trasformato in caciotte giovani. A Colfosco, lo sguardo corre alle pareti del Sella e in pochi minuti di sentiero si raggiungono malghe dove i bales profumano di erba secca.

In Val Gardena, Ortisei mescola laboratori di scultura e tavole di sostanza: canederli con ortiche primaverili, minestre di patate e porri, fortaes ancora tiepide. I vicoli invitano a soste brevi e frequenti, come si fa sui cammini quando si alternano passo e respiro.

In Val di Fassa, tra Vigo (Sèn Jan) e Pozza, si incontrano famiglie che tramandano i cajinci di generazione in generazione. I rifugi affacciati sul Catinaccio li servono all’ora del tramonto: burro nocciola, erba cipollina e un silenzio che sa di bosco. Qui il Puzzone trova compagni ideali in patate di montagna e rape marinate.

A Cortina d’Ampezzo, la cucina ladina convive con l’eleganza internazionale. I casunziei rossi restano un riferimento, ma vale la pena chiedere le varianti di stagione: funghi di sottobosco in autunno, erbe di prato in primavera. Per scegliere i paesi fuori rotta, può essere utile una guida ai borghi più defilati delle Dolomiti, dove la cucina conserva gesti antichi.

Stagioni e mercati: quando andare

D’estate la rete di sentieri consente di abbinare cammino e sosta agricola: mercati contadini, laboratori di caseificazione, merende con pane e burro in malga. L’autunno è il tempo delle feste del ritorno dagli alpeggi e dei menù di caccia; in inverno, zuppe e canederli confortano dopo le ciaspolate.

“La cucina ladina nasce dall’economia di sussistenza: pochi ingredienti, grande ingegno, rispetto dei tempi della natura”, spiega una guida gastronomica di valle. È il principio che ritrovo in ogni tappa: il piatto giusto al momento giusto, come accade sui lunghi cammini quando s’impara ad ascoltare il meteo e l’ombra dei versanti.

Come muoversi tra rifugi e masi

Per collegare borghi e cucine si può contare su sentieri ben segnati, navette estive e piste ciclabili di fondovalle. Chi ama i percorsi poco affollati può programmare deviazioni verso aree meno note: utile, a questo scopo, un itinerario di trekking nelle Dolomiti Friulane poco battute, da combinare con tappe in malga per formaggi freschi e zuppe d’orzo.

Il consiglio pratico è semplice: pianificare tempi morbidi. Un pranzo in rifugio può richiedere attesa, soprattutto se il burro sfrigola per voi nel pentolino e il cuoco stende a mano la sfoglia dei cajinci. Portate una borraccia, scegliete e-bike o mezzi pubblici dove possibile, e tenete un piano B in caso di temporali improvvisi.

Consigli pratici e rispetto del territorio

Prenotate in alta stagione, soprattutto se puntate a ristoranti di masi con pochi coperti. Meglio arrivare presto e chiedere del menu del giorno: spesso indica ciò che nasce vicino, nel raggio di pochi chilometri. Informatevi sulle eventuali chiusure infrasettimanali: la vita di malga segue orari diversi dalla città.

Ricordate che questi piatti hanno un’anima contadina: porzioni generose, ingredienti sostanziosi. Alternate i sapori con insalate di campo e tisane d’erbe locali. In cartina segnate fonti, casere e aree protette: il rispetto del paesaggio è parte dell’esperienza tanto quanto il rigore della cucina. Qui ogni muretto a secco e ogni pascolo raccontano lavoro e pazienza.

Camminando tra un borgo e l’altro, ho imparato che la lentezza è un ingrediente come farina e burro. Nelle Dolomiti ladine, ogni sosta gastronomica è una storia: un invito a sedersi, ascoltare e lasciarsi guidare da chi custodisce ricette, parole e memoria di montagna.

Nicola Vassalli

Nicola è un appassionato di cammini lenti e vie storiche: ha percorso a piedi la Via Francigena dalla Toscana fino al Lazio, raccogliendo esperienze e incontri lungo la strada. Scrive dei migliori sentieri italiani, consigliando tappe, accoglienze tipiche e panorami meno noti alla maggior parte dei turisti.